Interpretazione personale della famosa affermazione del giurista Stefano Rodotà: “l’uomo di vetro”.

Questa frase del Professor Rodotà spiega molto bene come oggi, noi cittadini, abbiamo accettato il controllo dello Stato in tutte le nostre manifestazioni, anche le più private e intime, consentendo ai poteri istituzionali ed economici di “indagare” su ognuno di noi, sulle nostre abitudini, preferenze, modi di vivere e di pensare.

Questa (oscura) tendenza all’annullamento della privacy, di cui spesso siamo i primi autori, nasconde interessi economici enormi, ma anche politici, di cui, per esempio, Facebook e Google si fanno portatori. La società in cui viviamo è in perenne trasformazione “digitale”; sensibilizzare i cittadini a incrementare la protezione dei propri dati personali è un passo fondamentale per poter convivere con le nuove tecnologie prestando al contempo attenzione alla circolazione delle informazioni personali che ci riguardano in prima persona.

L’Unione Europea, mediante l’adozione del Regolamento n. 679/2019, si è posta proprio l’obiettivo di incrementare la protezione dei dati personali all’interno di ogni Stato membro per garantire ai cittadini europei, e in particolare ai soggetti minori, la stessa tutela delle garanzie e delle libertà fondamentali, tra cui spicca quello della nostra riservatezza.

A conclusione di questo  breve commento, si riporta la dichiarazione di Antonello Soro, Presidente del Garante italiano per la Protezione dei Dati Personali, a margine del suo intervento durante il convegno “Insieme per un web più sicuro (Be The Change: United For A Better Internet)” tenutosi a Roma nel giorno del Safer Internet Day 2017 onde suscitare profonde riflessioni circa la materia che è stata tratta in questo elaborato. Che fare? Come conciliare libertà e responsabilità in rete? È, questo, un tema che interroga le classi dirigenti in ogni angolo del pianeta. E non esistono soluzioni miracolistiche. 

Non è scontato né banale richiamare intanto quel controllo parentale che mai deve essere considerato residuale: il modo migliore per tutelare i ragazzi dalle insidie del web, è rafforzare la loro consapevolezza rispetto alle implicazioni che ha ogni parola, immagine o altra espressione in rete e investire sull’educazione digitale quale vera e propria “educazione civica” al tempo della cittadinanza digitale. 

Così come sarà indispensabile promuovere e rafforzare una solida alleanza educativa tra scuola e famiglia. È questa la prima e più importante frontiera su cui tutti dobbiamo investire. Ma per fronteggiare uno scenario così articolato, dove l’uso interattivo delle nuove forme di comunicazione rende estremamente difficile proteggere i minori da loro stessi e da ogni possibile fenomeno illecito, è necessaria una decisa strategia di risposta sia da parte di tutte le istituzioni pubbliche che degli operatori privati. 

Sicuramente un ruolo incisivo possono assumere i gestori delle piattaforme tecnologiche, in modo da minimizzare (in un’ottica davvero di riduzione del danno) gli effetti prodotti dalla presenza e dalla persistenza in rete di espressioni violente, ingiuriose, diffamatorie nei confronti di minori, secondo modalità già sperimentate con riferimento alla pedopornografia, all’istigazione all’odio e, più recentemente, alla prevenzione dei fenomeni di radicalizzazione online.